Call of Duty sta diventando meno tossico secondo i devs di Black Ops 7
Activision registra un netto calo dei comportamenti tossici nelle chat vocali di Call of Duty. Ma i dati più interessanti arrivano da Warzone, dove anche un semplice "grazie" potrebbe fare la differenza.

Le lobby di Call of Duty hanno una certa reputazione. Activision, però, sostiene che qualcosa stia cambiando: nei primi sei mesi successivi all'uscita di Black Ops 7, il numero di giocatori esposti a interazioni vocali tossiche o dannose è diminuito di circa il 40% rispetto a periodi analoghi di Black Ops 6 e Warzone.
Non è l'unico dato interessante. Gli utenti identificati come responsabili di comportamenti vocali molesti sono diminuiti di circa il 50%, mentre i recidivi sono calati del 16%.
Numeri che raccontano una parte della strategia di Activision. L'altra è decisamente più curiosa: invece di concentrarsi soltanto sulla tossicità, l'azienda sta studiando anche cosa succede quando i giocatori si comportano bene.
E, a quanto pare, persino ringraziare un compagno di squadra potrebbe avere conseguenze interessanti.
Activision dice di aver ridotto la tossicità nelle chat vocali
La lotta ai comportamenti molesti continua a essere una delle priorità dichiarate per Call of Duty.
Activision afferma di aver investito nel miglioramento dei sistemi utilizzati per individuare, analizzare e sanzionare le violazioni del Codice di Condotta, puntando in particolare sulla moderazione proattiva e sull'identificazione più rapida dei comportamenti problematici.
I risultati riportati dall'azienda per i primi sei mesi di Black Ops 7 sono significativi: circa il 40% in meno di giocatori esposti a interazioni vocali dannose, il 50% in meno di utenti responsabili di comportamenti vocali molesti e una riduzione di circa il 16% dei recidivi.
Si tratta, naturalmente, di dati diffusi dalla stessa Activision. Nonostante questo, mostrano la direzione intrapresa dalla compagnia: intervenire prima e rendere più efficiente la moderazione, invece di lasciare che ogni problema venga affrontato soltanto dopo una segnalazione.
La questione non riguarda esclusivamente il clima delle lobby.
Secondo Activision, le interazioni dannose possono rendere più difficile coordinarsi con i propri compagni. Ridurle significa quindi non soltanto avere conversazioni meno spiacevoli, ma potenzialmente eliminare un ostacolo alla normale collaborazione durante una partita.
Il lavoro comprende anche collaborazioni accademiche. Activision ha citato una recente ricerca realizzata insieme al Caltech, dedicata allo studio su larga scala del comportamento dei giocatori e pensata per contribuire allo sviluppo futuro dei sistemi di moderazione.
L'azienda precisa comunque che il problema è tutt'altro che risolto. I comportamenti molesti cambiano nel tempo e, di conseguenza, anche gli strumenti utilizzati per individuarli devono continuare a evolversi.
Warzone studia anche i giocatori che si comportano bene
La parte più insolita dell'iniziativa riguarda però quello che Activision definisce Positive Play.
L'obiettivo non è sostituire segnalazioni, moderazione e sanzioni. L'idea è affiancare a questi strumenti uno studio delle interazioni che rendono migliore l'esperienza tra compagni di squadra.
Activision utilizza il termine "comportamenti prosociali" per indicare azioni o interazioni che portano un beneficio agli altri giocatori o alla community.
La definizione comprende situazioni estremamente comuni in Warzone: comunicare informazioni utili ai compagni, rianimare un alleato, ricomprarlo dopo un'eliminazione, condividere equipaggiamento e risorse oppure segnalare la posizione di un nemico o di un punto d'interesse.
E sì, conta anche ringraziare qualcuno dopo essere stati rianimati o ricomprati.
Non esattamente una rivoluzione culturale. Ma nelle lobby di Call of Duty anche le piccole cortesie possono diventare materiale interessante da analizzare.
Un semplice "grazie" potrebbe contare più del previsto
Uno studio sulle interazioni vocali prosociali in Warzone ha rilevato che circa il 22% dei giocatori ha incontrato almeno un'interazione vocale positiva, mentre circa il 6% ne ha iniziata almeno una.
La percentuale di chi avvia queste interazioni può sembrare ridotta, ma una singola conversazione può coinvolgere diversi membri della squadra e raggiungere quindi più giocatori contemporaneamente.
C'è poi un altro dato interessante.
Circa il 66% delle partite nelle quali erano presenti interazioni vocali prosociali includeva anche almeno un'azione cooperativa, come rianimare un compagno o ringraziarlo.
Questo non dimostra che parlare gentilmente renda automaticamente una squadra più collaborativa. Indica però che comunicazione positiva e cooperazione compaiono spesso negli stessi momenti.
Activision sostiene inoltre di aver individuato alcuni primi segnali interessanti in determinate modalità di Warzone.
Secondo una recente analisi, ricevere un ringraziamento da un compagno casuale era associato a una maggiore tendenza dei giocatori a continuare insieme anche nella partita successiva.
La parola importante è associato.
I dati presentati non dimostrano che sia stato il ringraziamento a convincere due sconosciuti a giocare nuovamente insieme. È perfettamente possibile che una squadra già affiatata e capace di comunicare abbia semplicemente più probabilità sia di ringraziarsi sia di restare unita.
La vera sfida sarà trasformare i dati in qualcosa di utile
A mio avviso, è proprio qui che questa ricerca diventa più interessante.
Non perché Call of Duty debba improvvisamente trasformarsi in un luogo dove tutti si complimentano dopo ogni eliminazione, ma perché Activision sta cercando di capire quali comportamenti positivi emergano spontaneamente quando giocatori che non si conoscono riescono a collaborare.
La relazione osservata tra comunicazione positiva e azioni cooperative merita attenzione proprio perché non richiede di eliminare la natura competitiva di Call of Duty.
La difficoltà sarà eventualmente incoraggiare questi comportamenti senza renderli artificiali. Se una futura meccanica trasformasse il "grazie" dopo una rianimazione nell'ennesima azione da ripetere per ottenere punti, ricompense o completare una sfida, rischierebbe di perdere rapidamente il significato che Activision sta cercando di studiare.
Ed è una distinzione che sembra conoscere anche l'azienda.
Activision precisa infatti che Positive Play non vuole cambiare ciò che rende Call of Duty competitivo. La ricerca dovrebbe piuttosto aiutare a capire quali momenti abbiano valore per i giocatori e come rendere le interazioni positive più riconoscibili e meglio integrate nel modo in cui le squadre già collaborano.
Per ora, però, non è stato annunciato un nuovo sistema di ricompense né una specifica funzionalità legata a Positive Play.
Siamo ancora nel territorio della ricerca e dell'analisi.
Meno tossicità, ma anche più attenzione a ciò che funziona
La strategia futura di Activision dovrebbe quindi procedere su due binari.
Da una parte continueranno rilevamento proattivo, moderazione, segnalazioni e sanzioni contro i comportamenti dannosi. Dall'altra, l'azienda vuole approfondire le dinamiche positive che già emergono naturalmente durante le partite.
Activision afferma che continuerà a investire nella misurazione dei comportamenti, nella ricerca accademica e nella collaborazione con altre realtà del settore, utilizzando i dati raccolti per guidare i futuri interventi sui sistemi multiplayer.
L'obiettivo dichiarato resta quello di costruire un'esperienza Call of Duty competitiva, equa e divertente.
Il dato più immediato resta quel calo del 40% nell'esposizione alle interazioni vocali dannose. Ma forse l'esperimento più curioso sta avvenendo dall'altra parte della chat vocale: capire perché alcuni sconosciuti comunicano, collaborano, si ringraziano e, alla fine della partita, decidono di premere ancora una volta "Gioca di nuovo".


